Secondo Novecento in Sicilia

Esposizione Nazionale d’Arte Contemporanea

Esposizione Nazionale d’Arte Contemporanea
Palermo,
Galleria d’Arte Moderna
Empedocle Restivo
26 settembre – 8 dicembre

Espongono 22 artisti:

Mario Bardi, Totò Bonanno, Tano Brancato, Bruno Caruso, Maurilio Catalano, Sistina Fatta Della Fratta, Salvatore Fiume, Gianbecchina,
Piero Guccione, Renato Guttuso, Carla Horat, Gigi Martorelli, Giuseppe Migneco, Sebastiano Milluzzo, Giuseppe Modica, Franco Nocera,
Lia Pasqualino Noto, Aldo Pecoraino, Mario Pecoraino, Fausto Pirandello, Salvatore Provino, Togo.

*****

Già intorno al 1946 viva è nell’Isola la coscienza di appartenere alla contemporaneità. Nessun complesso. C’è desiderio di esperire il senso di comunanza con altre regioni, in una circolarità di idee libere, espungendo il sicilianismo, senza dimenticare il retroterra emotivo della Sicilia, la sua natura di fuoco, unitamente al mito dionisiaco e apollineo che ne determina l’incanto, incarnato nelle pietre di Selinunte.

Sulla scia di Pippo Rizzo e del suo allievo Renato Guttuso è chiaro il rifiuto del narcisismo floreale e del novecentismo politico, cui si contrappone il Gruppo dei Quattro di Palermo, attento alle innovazioni che cambiano l’Italia. La Scuola Romana della capitale e Corrente di Milano delineano, espressionisticamente, la rinascita pittorica nell’Isola, che coinvolge i siciliani europei.

Si è, a fine anni quaranta, nel vortice di un rinnovamento carico di tensioni formali, condizionato da diktat ideologici, americani e sovietici. Vortice che, a nord e a sud, imprime l’urgenza di protagonismo, nel contesto italiano, apportando ai movimenti nuova energia, fatta di realismo e vitalismo espressionista. Interessa la realtà del presente, della gente, di contadini, zolfatari, operai. Parecchi bohèmiens della bellezza varcano i confini. Raggiungono Roma e Milano dove operano Scipione e Mafai, Birolli e Sassu.

Netto il taglio con l’estetica di regime. Materica si offre la pittura. Appare lava sanguinante. Ribolle di lacrime nel ritrarre prima violenze, fucilazioni, crimini, poi paesaggi e nudi fragranti d’eros. Pittura esistenziale, di problematiche sociali, di perforante psicologia nella narrazione di accadimenti, di uomini e donne. Va oltre l’idea del Novecento italiano di Margherita Sarfatti per rappresentare con crudezza l’Italia postbellica che si avvia alla resurrezione.

Si esplicita nei due fronti degli astratto-concreti e dei realisti questa pittura che fotografa la quotidianità con le sue aspirazioni e contraddizioni. Autonoma, sebbene condizionata dal marxismo, non teme di opporsi all’imperativo comunista di Togliatti, decretando libertà ideativa e formale. Fontana, Cagli, Burri, Vedova, Maccari, Morlotti assurgono a guide trascinando perfino le accademie. Quella di Palermo, grazie alla stima per Guttuso, Pirandello, Migneco, attivi all’interno di Corrente e   della Scuola Romana, esce dal recinto, superando l’accademismo, per aprirsi alla complessità di idee e linguaggi.

Non pochi si trasferiscono nella capitale e a Brera per vivere una travolgente, confusa, stagione di creatività. Fra questi sono Bardi, Spinoccia, Caruso, Guccione, Cordio, Germanà, Isgrò, Modica, partecipi ora della figurazione critica ora della visione lirica. Sovente si lasciano suggestionare dai richiami di Verga, Pirandello, Brancati, Tomasi di Lampedusa, Vittorini, Sciascia, confermando l’attaccamento alle radici di una terra gravida di miti e sogni, audace nell’ansia di indipendenza, inconformità con il senso umano dell’esistere e con l’umanesimo che  ne permea la volontà.

 

 

Lascia un commento